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Sono all’ordine del giorno atteggiamenti di vero e proprio razzismo nei confronti di giovani calciatori di serie A (nella foto Mario Balotelli con la maglia della nazionale italiana U21 - fonte www.inter.it), presi di mira dalle tifoserie avversarie, senza un particolare motivo o, probabilmente, solo per l’esigenza di trasferire immediatamente su di loro le proprie momentanee frustrazioni (e a scrivere non è di certo un’interista…!).
Lo sport, invece, è una competizione leale e giocosa, in cui chi vince stimola il vinto (che non è da definirsi, con un accezione negativa -perdente-), al miglioramento personale o di squadra e non deve, perciò, degenerare.
Questa grande invenzione, che ha trasformato sin dall’antichità la vita dell’uomo, rendendolo più attivo e veicolando le sue passioni, non considera affatto la razza o il sesso, ma esalta le uguali capacità dei partecipanti e deve dare a tutti, indifferentemente, pari opportunità di esprimersi nelle competizioni.
I campioni dello sport, per contro, assumono un reale valore simbolico nella società e devono dare un ottimo esempio ai tifosi di tutte le età che li stimano ed imitano, attraverso atteggiamenti civili, corretti e rispettosi.
Un esempio plateale di aspettative sbagliate convogliate nello sport va ricercato nel lontano 1936. In quell’anno, a Berlino, si disputarono le Olimpiadi.
Adolf Hitler voleva che questo avvenimento diventasse cassa di risonanza per propagandare la potenza della grande Germania e la superiorità della razza ariana.
Un giovane nero, però, “rovinò” tutto: Jesse Owens, diciottenne del Missouri, si dimostrò l’uomo più veloce del mondo, vinse ben quattro medaglie e fu il primo a correre i 100 metri piani, in 11”4 (nella foto la premiazione di Jesse Owens ai Giochi olimpici di Berlino).
Lascio immaginare a voi cosa scatenò questa vittoria…
Fatto sta che Owens divenne il simbolo dell’antirazzismo e la rappresentazione vivente dell’assurdità di certe teorie…
E’ vero anche, poi, che attraverso lo sport si è riusciti a riavvicinare due popoli in conflitto.
Pensate che il disgelo tra USA e Cina è avvenuto proprio con l’organizzazione di un torneo di Ping - Pong (Tennis da tavolo) tra le due rappresentative. Dopo un apparente insignificante pareggio si ebbero le prime timide aperture trai due Stati, rivali da decenni.
Nonostante, però, siano trascorsi tanti anni da quegli eventi che , oggi, ci fanno quasi sorridere e sebbene la nostra società pretenda di essere considerata civile, i fenomeni di razzismo, come dicevamo all’inizio, continuano ad imperversare, soprattutto nei tanto amati stadi (nella foto uno striscione ripreso da un articolo di Peter Gomez dal titolo CALCIO E POLITICA: LA VERA MAPPA DELL'ODIO) .
Molti sono stati i provvedimenti presi, dalle Amministrazioni locali, dalle Forze dell’ordine e dai Governi, pare, però, che certe cattive abitudini tardino a scomparire e la repressione, ovviamente, non basti.
Sono nate, infatti, Organizzazioni, volte a sensibilizzare e prendere posizione contro qualsiasi forma di discriminazione nello sport, in campo e trai tifosi. Molti ottimi risultati sono stati raggiunti (spesso,sugli spalti, riusciamo a leggere slogan di striscioni antirazzisti delle più svariate tifoserie o ammiriamo coreografie ad hoc), ma c’è ancora molto da “lavorare”. Bisognerebbe sensibilizzare tutti, educare, cominciare dai bambini, nelle nostre scuole sempre più multietniche e proseguire, coinvolgendo davvero i tifosi, e non solo, di tutte le età.
E’ bene, però, mettere in risalto il fatto che le tifoserie organizzate degli stadi e degli altri centri sportivi che assumono atteggiamenti violenti, sia verbalmente che materialmente, costituiscono solo una minoranza di tutti gli spettatori. Non possono e non devono prendere il sopravvento, né, tantomeno, devono indurre coloro i quali non sono appassionati di sport a pensare che certi luoghi siano da evitare totalmente.
Nel Regno Unito e nella Francia, dove il fenomeno multietnico è più radicato, l’integrazione ha raggiunto livelli consolidati, malgrado le turbolenze che possono sempre manifestarsi a causa delle minoranze estremiste. Alle manifestazioni sportive partecipano liberamente ragazzi, anziani, bambini e famiglie, proprio come avviene da noi in estate, quando ancora il calcio e lo sport in generale, sono privi di valenza competitiva. In quelle occasioni non c’è separazione tra settori di tifosi, si vedono maglie di ogni tipo mescolate in tribuna, senza che accada nulla di pericoloso. Si pensi ai vari trofei “triangolari” marchiati da questa o quella bevanda: 60.000 persone insieme a condividere una festa senza correre alcun rischio. Perché allora la civiltà manifestata in queste occasioni non deve essere una prerogativa di qualsiasi competizione sportiva?! Perché gli Italiani devono sempre essere additati come omofobi, violenti ed “arretrati”?!
Sta a noi dare il buon esempio, per abbattere questi luoghi comuni e poter davvero vivere lo sport come la più grande ed entusiasmante passione mai esistita. |